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Ci sono titoli che lasciano il segno nel cuore e nella mente dei videogiocatori portando rivoluzioni nella storia del medium. Mai nessuno però aveva avuto risonanza come Kingdom Hearts III, il quale ha avuto la capacità di imporre la sua importanza nel panorama videoludico ancor prima della sua uscita. Annunciato ufficialmente da Square Enix nel lontano 2007 ed entrato in produzione solo nel 2013, il capitolo finale della cosiddetta Saga di Xehanort è diventato il Santo Graal e il sogno proibito degli appassionati, i quali hanno tirato un sospiro di sollievo solamente a giugno 2018, in cui il tanto atteso Action RPG ha ricevuto una data ufficiale di lancio.

Finalmente, dopo più di dieci anni costellati di capitoli non numerati che hanno continuato a costruire pezzo dopo pezzo il mito di Sora e compagni, ci siamo tuffati a capofitto nell’ultima tappa di questo epico viaggio. Dal rilascio del titolo è passata ormai una settimana e abbiamo avuto l’occasione di conoscerlo in profondità e innamorarcene: ecco la nostra recensione, rigorosamente senza spoiler, di Kingdom Hearts III.

The story so far…

Uno dei tratti distintivi della saga di Kingdom Hearts è la sua trama complessa che si dipana tra numerosi capitoli, e su numerose console, che rappresentano i momenti più disparati della storia di questo universo: tra capitoli che narrano eventi paralleli a quelli principali (ma altrettanto importanti ai fini della trama) e prequel assolutamente necessari per comprendere la natura di eventi e personaggi principali, la trama di Kingdom Hearts si pone come uno scoglio difficilmente aggirabile per chi volesse approcciare la saga con questo nuovo capitolo.

Gli eventi di Kingdom Hearts III infatti non sono assolutamente successivi a quelli di Kingdom Hearts II, ma prendono infatti il via esattamente dal finale di Kingdom Hearts Dream Drop Distance, pubblicato originariamente per Nintendo 3DS nel 2012 e incluso poi nella raccolta Kingdom Hearts 2.8 Final Chapter Prologue assieme a Kingdom Hearts 0.2, altro tassello fondamentale che narra le vicende di Aqua, parallele a quelle di Dream Drop Distance.

Un altro elemento fondamentale per comprendere le premesse narrative di Kingdom Hearts III è Kingdom Hearts Birth by Sleep, rilasciato nel 2010 per PSP; in questo capitolo infatti si fa luce su aspetti fondamentali della figura di Xehanort, antagonista principale dell’intera saga.

Square Enix è naturalmente ben consapevole dell’immenso background che questo titolo ha alle spalle; infatti nelle prime battute di gioco fa di tutto per ripercorrere i principali eventi della saga sia grazie allo spettacolare filmato d’apertura, accompagnato come sempre dalla splendida voce di Utada Hikaru, che con una serie di riassunti resi disponibili fin da subito nel menù di pausa.

Purtroppo entrambe le soluzioni risultano approssimative, chiaramente non per una mancanza degli sviluppatori ma perché è oggettivamente impossibile racchiudere in riassunti l’intera lore di una saga così intricata. Per poter adeguatamente comprendere gli eventi che vivremo, le loro cause, e le reazioni dei personaggi nei confronti di ciò che li circonda sarebbe più che mai necessario avere completa conoscenza della saga e di tutti i capitoli che precedono Kingdom Hearts III.

… the story Now

Kingdom Hearts III però non è fatto solo di citazioni. Questo nuovo capitolo narra la sua storia, ma in che modo lo fa?

Come già anticipato, la trama prende il via esattamente dal finale di Kingdom Hearts Dream Drop Distance e vede Sora lanciarsi a capofitto in un viaggio che lo porterà a riacquisire le sue abilità e ad acquisirne delle nuove, utili per fronteggiare i piani del malvagio Xehanort e proteggere i suoi amici. Questo capitolo quindi ha una partenza più veloce rispetto ad altri e vede Sora subito alle prese con il primo mondo Disney e col suo viaggio da eroe, elemento veramente apprezzabile dato che in alcuni capitoli il prologo partiva molto più lentamente, inficiando talvolta il fattore rigiocabilità per chi volesse rivivere l’avventura proprio in vista di capitoli futuri, o semplicemente affrontare di nuovo gli eventi con una visione d’insieme che desse loro maggiore consapevolezza di tutto ciò che stesse accadendo.

Purtroppo però il ritmo della narrazione non si mantiene costante durante tutta l’opera. Da sempre ogni capitolo della saga si è preso i suoi tempi per raccontare la trama intricata di cui era composto, stiamo parlando però di una saga che ha visto il suo sviluppo attraverso diverse generazioni videoludiche. Proporre nel 2019, a un’utenza ormai decisamente più attenta e critica, cutscene troppo lente o con tempi dilatati, va a inficiare sull’esperienza più di quanto avrebbe fatto in passato. Questa lentezza affiora in alcuni momenti del gioco in cui le cutscene si susseguono intervallate da schermate di caricamento, o le stesse hanno tempi comici sballati che lasciano spazio a lunghe inquadrature silenziose che sembrano quasi frutto di una regia improvvisata.

A questa lentezza di fondo però si alternano filmati con una regia a dir poco geniale! Senza fare troppi spoiler, una sequenza nel Regno di Corona si rivela all’altezza delle migliori produzioni Disney Pixar grazie all’utilizzo di una regia alternata davvero ben riuscito. Come il protagonista principale della saga quindi, questo titolo ha in sé più di un cuore: uno vivo e pulsante (che fa la sua chiassosa comparsa anche e soprattutto nel gameplay) e uno dal battito più lento e pacato, a volte fin troppo.

Questa ambivalenza si riflette anche sullo svolgimento generale della struttura narrativa: nei primi tre quarti del gioco non vedremo la trama orizzontale della saga fare particolari progressi, più che altro le trame resteranno attinenti al mondo che stiamo visitando, per quanto la costante presenza dell’Organizzazione XIII incomba costantemente sui protagonisti. Solo nell’ultima sezione del titolo i nodi verranno al pettine, un po’ come succedeva con Dream Drop Distance. Data la mole e la complessità della trama sarebbe stato opportuno dedicare più attenzione a questo particolare aspetto della produzione.

Il Cuore del gioco: il gameplay!

Continuando a parlare di ritmo, anche dal punto di vista del gameplay ci troviamo a fare i conti con un titolo che viaggia con due velocità diverse.

Come da tradizione gli scontri presentano un gameplay frenetico ma che sembra a tratti meno bilanciato rispetto al passato. Se nei titoli precedenti ci trovavamo di fronte a una console dei comandi completamente personalizzabile, la situazione ora è nettamente differente. Nella console troveremo solo quattro possibili interazioni: Attacco, Magie, Oggetti, Legame.

Attacco: selezionando più volte col tasto X (o A in caso si utilizzi un controller Xbox) si darà il via a una combo il cui svolgimento viene influenzato dalle Abilità che è possibile selezionare nel menù apposito; quindi inserire più volte l’abilità Combo + o Aerocombo + aumenterà la durata delle stesse. Inoltre, a seconda del Keyblade equipaggiato, dopo un certo numero di combo si sbloccherà una Fusione, che potenzierà Sora e cambierà lo svolgimento della combo, o una trasformazione del Keyblade, che potrà culminare in un Epilogo, ossia un potente attacco finale che sfrutta le caratteristiche dell’arma in cui il Keyblade sarà trasformato. Per la prima volta nella saga inoltre potremo equipaggiare fino a tre Keyblade alla volta e cambiarli liberamente dal comando Attacco durante lo scontro o addirittura durante la combo. Infine, sempre novità assoluta per la saga, sarà possibile potenziare i propri Keyblade andando ad aumentarne le statistiche e sbloccando abilità passive.

Magie: le Magie vanno selezionate da un menù a tendina che si aprirà selezionando il comando apposito e mostrerà tutte le Magie a disposizione del personaggio. Se la stessa magia verrà utilizzata più volte si sbloccherà il comando Grande Magia, una versione potenziata della Magia in questione che non consumerà PM.

Oggetti: è il comando dal funzionamento più basilare di tutti; il menù a tendina stavolta mostrerà gli Oggetti che si è scelto di equipaggiare che possono andare a potenziare i personaggi o semplicemente a far recuperare PS o PM.

Legame: è il comando dedicato alle evocazioni; ce ne sono davvero molte da sbloccare e vedono coinvolte vecchie conoscenze della saga, come i Divorasogni, o personaggi dei film Disney Pixar, come Ralph Spaccatutto.

La mancanza di bilanciamento a cui si faceva riferimento prima però sta proprio in questa suddivisione che, per quanto semplificata, risulta meno efficace. Se infatti è molto più sbrigativo accedere ai comandi d’attacco, sarà più complesso accedere alle Magie richiedendo più passaggi tra l’apertura del menù, la selezione della Magia, e l’esecuzione della stessa. Nella frenesia della battaglia quindi si tenderà a usarli meno, preferendo comandi talvolta meno efficaci ma più sbrigativi da utilizzare (c’è da specificare però che, come sempre, ci sarà la possibilità di assegnare comandi rapidi, caratteristica grazie al quale si può facilmente ovviare al problema).

Il gameplay infatti ci mette a disposizione una marea di alternative! Come anticipato prima, dopo una serie di combo potremo accedere a diversi potenziamenti possibili per cambiare il corso della battaglia ma non solo; se i nostri alleati Pippo e Paperino avranno compiuto determinate azioni potremo sbloccare un attacco potente da svolgere in combinazione con loro. Inoltre, fanno il loro ingresso nella saga le Attrazioni, delle speciali evocazioni sbloccabili durante la battaglia colpendo determinati nemici con uno speciale simbolo che svanirà col tempo, oppure in momenti specifici di alcune boss fight. Le Attrazioni richiamano le più iconiche giostre dei parchi divertimento Disney e sono stupende da guardare, mentre a livello strategico coprono una vasta area e provocano ingenti danni.

Infine, per la prima volta nella saga, gli Alleati che troveremo nei vari Mondi entreranno automaticamente nel party, andando a comporre squadre che arriveranno fino a cinque elementi; non ci sarà dunque più bisogno di mettere da parte i fidati Pippo e Paperino per far posto alle guest star. Sarà possibile scatenare dei potenti attacchi anche con questi ospiti speciali. Questa possibilità rende tutto ancora più vario.

Tutte queste possibilità offerte al giocatore compongono uno scenario più variegato che mai, ma purtroppo inficiano anche sulla dinamicità del gameplay. Se si considera che ogni alternativa (Fusioni, Trasformazioni, Attacchi di Squadra, Legami e Attrazioni) si attiva con un breve filmato e che spesso in battaglia arriveremo a poterne attivare diverse di fila, si capisce come il ritmo della battaglia venga interrotto costantemente per lasciare spazio a una piacevole spettacolarità, ma che dopo un po’ potrebbe annoiare risultando ripetitiva. Una nota positiva del combat system però sta nella possibilità di poter scegliere con la semplice pressione di un tasto tra le varie alternative di Epilogo sbloccate in battaglia. Questo aggiunge una leggera profondità alle frenetiche battaglie, permettendo al giocatore di selezionare il comando che ritiene migliore nel momento più opportuno.

L’Universo è bello perché è vario!

I Mondi che visiteremo in questo nuovo capitolo sono senza dubbio i più belli che si siano mai visti nella saga. Vedremo luoghi già visitati in precedenza fare il proprio ritorno in grande stile, ,entre quelli nuovi garantiscono un fantastico colpo d’occhio sul giocatore (personalmente ho amato in particolare Toy Box). Finalmente l’elemento della verticalità viene ben integrato, Sora infatti potrà camminare su pareti verticali con una fluidità mai vista prima. A proposito di fluidità torna la meccanica del Fluimoto, già vista in Dream Drop Distance e riportata in questo capitolo con delle interazioni molto simili al passato. Non solo a livello visivo ma anche per le trame che presentano i Mondi che compariranno in Kingdom Hearts III regaleranno ai giocatori più di un’emozione presentando tematiche e sviluppi a tratti davvero profondi.

Per viaggiare da un Mondo all’altro fa il suo ritorno anche la Gummiship, ancora una volta completamente personalizzabile o realizzabile da zero. Lo spazio tra i Mondi però è stato completamente rivisitato: per la prima volta ci troveremo in uno spazio completamente esplorabile e pieno di eventi e segreti da trovare; una libertà di manovra mai vista prima nella saga contribuirà a fortificare l’idea di Universo presente nel titolo, dando quindi importanza non solo all’azione che si consumerà nei vari Mondi ma anche a quella a cui i giocatori andranno incontro per viaggiare tra gli stessi.

Un’altra novità assoluta della serie è il Gummifono. Questo smartphone inventato da Cip e Ciop è una sorta di Grillario 2.0 che conterrà al suo interno tutte le informazioni relative ai tesori e ai collezionabili rinvenibili nei vari Mondi, le biografie di tutti i personaggi incontrati e numerose altre informazioni. Rispetto al passato però il Gummifono introduce interessanti novità: come ogni smartphone che si rispetti sarà possibile scattare fotografie e selfie, andando di fatto a integrare nel gameplay la modalità Fotografia, elemento ormai onnipresente nei titoli dell’attuale generazione. Questo elemento non sarà puramente estetico: la fotocamera infatti servirà anche per scattare fotografie ai Portafortuna, particolari collezionabili sparsi nei vari Mondi.

Nel Gummifono saranno presenti anche dei Minigiochi (alcuni riusciti, altri meno) che compongono e sostituiscono il Regno Classico; questi minigiochi ricalcano le situazioni viste in alcuni famosi corti animati in bianco e nero e costituiscono un’enorme citazione nei confronti dei vecchi giochi LCD, cavalcando l’onda dell’effetto nostalgia tanto in voga negli ultimi anni. I Minigiochi però non saranno presenti solo nel Gummifono, se ne potranno trovare altri sparsi tra i vari Mondi, in particolare nel Bosco dei Cento Acri. Un Minigioco a cui va fatta una menzione d’onore poi è quello che vede protagonista il simpatico topolino Ratatouille, nel suo bistrot (sempre accessibile dai punti di salvataggio dopo averlo sbloccato) potremo cucinare, tramite minigiochi veloci e divertenti, piatti che poi potremo consumare per aumentare temporaneamente le statistiche del gruppo.

Tutti i Minigiochi e le fasi esplorative contribuiscono a creare varietà nel titolo. Questa varietà, combinata con quella presente nel combat system, rende facile capire quale sia stata la priorità nello sviluppo del titolo; c’è da ribadire però che trovarsi davanti a un’ampia pletora di scelte su cosa fare nel titolo risulta molto più piacevole nelle fasi accessorie e secondarie che in quelle di combattimento.

Luci e ombre del comparto tecnico

Il comparto tecnico ha avuto modo di dimostrare, nel corso di tutta la travagliata campagna di marketing, il suo valore ed effettivamente c’è davvero da cercare il proverbiale pelo nell’uovo se si volesse necessariamente parlare di difetti.

Anzitutto parliamo del sonoro. A livello di colonna sonora e di effetti audio fanno il loro grande ritorno elementi già ben noti alle orecchie dei fan; inoltre, c’è da considerare che si sta parlando di una produzione che coinvolge Square Enix e Disney, due colossi che da sempre grazie alle musiche nei loro videogiochi e film riescono a toccare, è il caso di dirlo, il cuore dei fan. Una menzione d’onore va sicuramente alla canzone utilizzata per il filmato d’apertura, realizzata come sempre da Utada Hikaru e remixata da Skrillex, grande fan della saga come egli stesso ha ammesso.

Per quanto riguarda il comparto grafico devo precisare anzitutto che la mia prova è stata effettuata su una Playstation 4 Pro utilizzando una televisione con supporto al 4K. Il titolo spreme al massimo le potenzialità della console regalando scorci mozzafiato e impressionanti giochi di luce dentro e fuori dalle battaglie: tanto le Attrazioni quanto la luce filtrata dagli alberi nelle zone boschive delle mappe lasciano i giocatori a bocca aperta grazie a una cura del dettaglio altissima. Le espressioni facciali e il character design raggiungono, ancora una volta, un livello qualitativo altissimo: è difficile riuscire ad amalgamare personaggi di universi narrativi stilisticamente così differenti tra loro, eppure i nostri protagonisti non saranno mai fuori luogo rispetto al contesto (un po’ come succedeva nel mondo di Tron in Dream Drop Distance) e tutti riusciranno a trasmettere al giocatore le proprie emozioni. Se si dovesse necessariamente fare una critica ai personaggi, in alcune sequenze gli improbabili modelli dei capelli si lasciano andare a qualche texturizzazione poco curata, stridendo con l’alto livello grafico generale; inoltre mi è capitato, durante fasi di gioco nemmeno troppo concitate, di assistere a occasionali cali di frame rate. Complessivamente il titolo tende a spremere al massimo l’hardware su cui sta girando, regalando Mondi popolati e interattivi come mai prima d’ora e sfruttando anche le caratteristiche delle console: ad esempio, scattare foto col Gummifono su Playstation 4 coinvolgerà anche il Dualshock 4 che riprodurrà, grazie all’altoparlante interno, il suono dell’otturatore.

In conclusione Kingdom Hearts III è un titolo che, al netto di qualche sbavatura, riesce a intrattenere il giocatore e a tenere alto il nome della serie. Un grande arco narrativo iniziato nel 2002 giunge degnamente alla sua conclusione e appena terminata la prima run, dopo aver asciugato delle lacrime che vi sfido a non versare, si ha la voglia di completare tutto al 100% o di ricominciare il titolo in modalità Critica, o ancora di ricominciare per intero la serie partendo dal primo capitolo per riprovare delle emozioni che hanno accompagnato buona parte dei videogiocatori nella crescita… o anche solo per tenere vivo il mito di Kingdom Hearts III.

Ringrazio infine Koch Media che mi ha fornito una copia promozionale di Kingdom Hearts III per Playstation 4 grazie alla quale ho potuto, con estremo piacere, realizzare questa recensione.

Voto 9/10

Scoprite il viaggio finale di un Eroe nella nostra recensione spoiler free di Kingdom Hearts III!
Dopo anni d'attesa, una degna conclusione per chi si è appassionato ed è cresciuto come videogiocatore con una saga storica.
Il nostro voto:9
  • Un comparto tecnico di tutto rispetto
  • Tantissima varietà di gameplay
  • Mondi stupendi in cui vengono narrate storie interessanti
  • Qualche modello meno curato del resto
  • Il combat system pecca in alcuni dettagli
  • La storia viene narrata con un ritmo incostante
9Voto
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